Gramaglie e Frattaglie, di Fortuna Della Porta, lietoColle editore

Gramaglie e Frattaglie, di Fortuna Della Porta, lietoColle editore. Si parla di questo libro: Il sonno della lingua genera mostri, soprattutto se si abitua ad addor­mentarsi dentro la dimensione soporifera della telescatola, dove è co­stretta a frequentare una popolosa corte di nani ballerine pennivendoli saltimbanchi piazzisti che se la spupazzano, la povera lingua, impove­rendola vieppiù a proprio piacimento uso consumo, così da farne uno strumento (lo strumento) per capovolgere i termini della realtà (come la pensa il nostro Guido Oldani) e per convincerci che la vita vera si compie là, dentro la scatola di prestigio, mentre a noi tocca restare nell’aldiquà, costretti a imparare il mestiere di voyeur, un mestiere che ci rende spettatori ascoltatori di discorsi precotti aventi per oggetto il passaporto verso il balordo paese dei balocchi. Tra noi e la realtà parole che fanno finta di dire, il che dovrebbe bastare a fare della poesia un diffuso antidoto all’incombente alzheimer socio-culturale. Dalla prefazione di Lino Angiuli

www.lietocolle.com  Gramaglie e Frattaglie, di Fortuna Della Porta. Volume con CD audio: una sorta di action poetry la cui qualità più interessante risiede nella cifra mistilinguistica sapientemente organiz­zata e utilizzata dall’autrice

ISBN: 978-88-7848-674-4

Prezzo: € 15,00 [ Acquista ora ]

Gramaglie e Frattaglie di Fortuna Della Porta non deve essere letta ma recitata in un teatro dove al davanzale dell’ovest una volta la Luna ricolse il suo pianto e le stelle sorelle, accumpagnate da Venere, sul far del mattino sciallarono dai setati capelli dorate gocce di acquazza. In queste parole- forma vivono suoni Oschi che vocalizzano emozioni ancor prima di uscire come parole, sciamano come un tempo di valle in valle, di villaggio in villaggio e contagiano la forza di uomini per, come dice Lino Angiuli, contrastare in qualche modo questi tempi così narcotici, ma così narcotici, da aver ridotto pesantemente il numero di chi dovrebbe avvertire l’obbligo di “prendere la parola”, anzi brandirla.

Aky Vetere

L’uso della lingua può diventare strumento di denuncia quando i tempi si avviluppano e non vi è certezza dell’ora della ripresa del cammino.  Se la cultura si allontana dalle sedi e dalle menti che dovrebbero custo­dirla, i modelli di comportamento e di riuscita nella vita si adeguano ai messaggi impronunciabili della maggior parte dei giornali e della tele­visione e le istituzioni proteggono se stesse più che il cittadino e l’eco­sistema, il disagio genera il mostro di un lessico alternativo, non condi­viso, e l’amara constatazione che il buio nella Storia tende a ripetersi.

F.D.P.

Quanno dorme ‘a raggione

si scatenano lupi e faine

per questo m’esce sangue d’ ‘e dete

fele dai reni

tremmo comme strega rognosa

appriesso a tanta ammuina

e allora io mi voglio strazzià

strappandomi diente e capille

co’ fegato niro ‘e rapille

Vi domando solo ‘na mano

a transire ‘sta varca ‘ndo mare

  * * *

Della nave che affonna si racconta

Di tutte le navi che ‘nfradiciano

e affonnano si racconta

Di navi alla deriva rotto il timone

Dell’umanità senza umanità

quando la febbre sale

Di affetti traditi

Di mani che frugano carne aperta

Di piedi che scavallano serpi

Dei caveaux che allupano i cuori

d’allupata voracità

quasi sgrondassero i soldi contentezza

Della guerra la bulimia si narra

Della scuola che ignorantia

Dei fiumi straboccanti scuma

Della diossina nell’uovo

Del potere arrubbato che ‘o core s’arrobba

sbrodolandosi in coppe di cristallo

Fino al cuorecupo rimbomba l’in-civiltà

nei vicoli abbandonati

scozzano fame e lacrime dai piedi scalzi

Voglio un’ora per ancora una volta assunare

delle vele che si stregnene ‘o puorto

della staggione che con carnosi abbracci si torna

delle vocche rorate dai baci

dei ventri che abbagnano orgasmi

dei papagni orgogliosi che nascosero

la furia degli amplessi

allora che le scummesse del cuore

canuscettero l’età dell’oro

l’ecumenico bacio tra terra e creature

Non di dove devìa il sole

e si annacqua la lingua del mare

* * *

La Terra di tutte le terre sulagna e carnale

sdraiata al sole

ammuinata dai venti

olim ospitava ligustri e agavi.

Con la fronte imperlata di neve

volgeva ‘n cielo l’azzurrità dello sguardo.

Ma nella quietudine delle notti abbrunate

dall’imo impietroso dei monti

invocava un amante dalle labbra madide.

Da ogni crepa alluceva un lamento

abbrusiato come un torrente

desuliato come pelle arida.

Al davanzale dell’ovest una volta

la Luna ricolse il suo pianto

e le stelle sorelle, accumpagnate da Venere,

sul far del mattino sciallarono dai setati capelli

dorate gocce di acquazza.

Le forre allora si cummigliarono

di un mare spumiglioso

e la Terra si maritò con un compagno pescoso

di pesci ballerini

onde stormenti e scabre fantasmagorie di flutti

in un arco d’amore di baci e di spruzzi.

Che frenesia d’azzurri!

La Terra di tutte le terre trovò pace

nella rorezza dell’acqua

in quel tempo, quando ancora il mare cantava

e sulla sagliuta il sole si fermava tremulianno a mirare.

* * *

Mare murenne, non siamo laudenti

portati in funno tutti i potenti

Cavalloni e temporali

propinque affonnano fatali le navi

ma gli uomini senza crianza

sono i pirati dell’ecomattanza

Veleno e scumpiglio cadono a spluvio

sembra ingrommato pure il Vesuvio

l’onna annàca e sustanzia il corallo

patelle e cozzeche a rrégne ‘o timballo

ma oggi a funno si buttan gli avanzi

talfiata ‘na nave che irraggia là innanzi.

– Uh, che guaio! Uh, che sfacelo! –

stanno impeciando il latte del gelo

‘o petrolio ogn’ora si spande

e l’alicella non trova più lande.

In abominio di squarti e di scarti

sono neglette le angeliche arti

senza diritto con solo rovescio

la nostra mente imparadisa a sghimbescio

e mo che le vene sono ormai lacere

licet insanire aut versus facere.

* * * 

Il corpo delle donne

allisciato con carta a smeriglio

assaturato, svuotato

stinnicchiato

impinguato con sacchette al silicone

sempre scummigliato

ialino

da criatura o che

ad ipsam in pepetuum

assomigli

abbramato con vava alla bocca

ciascuno

avvalutato, accatastato con voto

assignato

del tasso alcolemico

come Bordeaux

addimostra ipsofacto

il funerale dell’epoca

certe volte da scranni legùlei

appizzicati ‘ncielo.

* * *

CD AUDIO:

Voce recitante : Fortuna Della Porta

Improvvisazioni musicali: Carlo Lomanto

Coordinamento: Rita Pacilio

Registrato e mixato da Marco Colella.


Fortuna Della Porta è nata a Nocera Inferiore (SA) e vive stabilmente a Roma. Laureata in lettere, ha insegnato per alcuni anni. È Presidente dell’Associazione Culturale “Le Melegrane”.

Numerosi suoi testi sono raccolti in antologie, tra le quali “William Shakespeare, I sonetti”, patrocinata dall’università di Berlino. Ha rice­vuto importanti riconoscimenti a Premi e Concorsi di Poesia.

Poesia:

– Un poemetto di circa 1000 versi, Canto Primo, apparso sul periodico letterario Poiesis;

Rosso di sera (Il Calamaio, 2003);

Diario di minima quiete (LietoColle, 2005);

Io confesso (Lepisma, 2006);

Mulinare di mare e di muri (LietoColle, 2008);

La sonnolenza delle cose (LietoColle, 2010).

Prosa:

Scacco al re, opera teatrale per le edizioni Carta e Penna, 2006.

I racconti: Ritratti (Oèdipus edizioni, 2007) e Labirinti, (e-book, kult­virtualpress, 2007).

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Della Porta Fortuna – “Gramaglie e frattaglie”

lietoColle

www.lietocolle.com

ISBN: 978-88-7848-674-4

Prezzo: € 15,00 [ Acquista ora ]

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