Restauro degli stucchi di Giacomo Serpotta nella Chiesa di Sant’Orsola di Palermo: presentazione mercoledì 7 dicembre 2011

Mercoledì 7 dicembre alle ore 10:30 presso la chiesa di Sant’Orsola di Palermo (clic: MAPPA via Maqueda 102) alla presenza di S.E.R. il Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo Metropolita di Palermo, e di Giovanni Avanti, Presidente della Provincia Regionale di Palermo, verrà presentato il restauro delle splendide decorazioni a stucco delle due cappelle di San Girolamo (già Sant’Orsola) e delle Anime Purganti. Si tratta di un vero capolavoro di ornamentazione, un’importante testimonianza storica e artistica che risale agli anni 1695-1696 documentata a Giacomo Serpotta, uno dei più significativi rappresentanti in della tecnica scultorea a stucco in Europa. comunicato stampa

L’opera si colloca al principio della fase di maturazione di Serpotta, quando aveva già realizzato alcuni capolavori come gli altari della chiesa del Carmine (1684) e l’oratorio di S. Cita (1685-1690), mentre di lì a poco avrebbe dato ulteriore sfogo alle sue creatività e abilità nella cappella dei S.S. Pietro e Paolo dell’Ospedale dei Sacerdoti (1698) e in S. Lorenzo (dal 1699).

L’intervento di restauro diretto dall’architetto Maurizio Rotolo, condotto dal dott. Mauro Sebastianelli, consulente per la conservazione e il restauro dell’Arcidiocesi di Palermo, sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Palermo, ha garantito il recupero dei pregevoli stucchi grazie al cofinanziamento del Rettore della chiesa Don Vincenzo Talluto e della Provincia Regionale di Palermo (cappella Anime Purganti), e a quello concesso dal Dott. Francesco di Paola Presidente dell’Ente Camposanto di Santo Spirito (cappella di San Girolamo, già di S. Orsola).

Giacomo Serpotta, Cappella della Anime Purganti (part.), 1695-1696, Palermo, chiesa di S. Orsola

L’intervento di restauro è stato eseguito con una metodologia attenta e minuziosa, seguendo rigorosamente tutti i criteri scientifici per garantire la completa conservazione dell’opera. La prerogativa e l’importanza di questo lavoro sono quindi costituiti non solo dal recupero del manufatto in sé ma anche dallo studio accurato e approfondito che ne ha accompagnato ogni fase.

Si sono potute così recuperare le eleganti anatomie degli angeli, dei cherubini, le rappresentazioni insolite degli scheletri, e le ricche forme vegetali con differenti tipi di fiori e foglie: una tale varietà di figure e una profondità di volumi che prima apparivano totalmente ingrigiti dalla polvere accumulata negli anni, appiattiti e occultati dalle stratificazioni successive, quasi da rendere difficilmente riconoscibile questo particolare capolavoro di Giacomo Serpotta.

L’analisi condotta durante il restauro ha consentito anche di acquisire ulteriore dati relativi alla composizione dei materiali utilizzati dall’artista, alla metodologia da lui applicata per la realizzazione dei grandi apparati e dei singoli manufatti e alla tecnica esecutiva.

Riguardo alla composizione si è precisato nel volume, esito del lavoro di ricerca storico-artistica accompagnato dal confronto con i dati emersi dal restauro e da ciò che era noto dalla bibliografia specifica, che:

1)      Serpotta realizzava sulle superfici da trattare almeno 3 grafici a) bozzetti, b) disegni esecutivi per le modanature architettoniche, c) disegni esecutivi di tutto l’impianto. In questo caso sono stati ritrovati due disegni ragionevolmente autografi: 1) il disegno preparatorio di un Angelo realizzato a carboncino nella cappella di San Girolamo, emerso a seguito della temporanea movimentazione per restauro della tela dipinta dallo Zoppo di Gangi raffigurante San Girolamo, dunque non visibile ma pubblicato nel volume, e 2) un calice eucaristico nella cappella delle Anime Purganti.

2)      I suoi modellati tridimensionali erano composti da almeno 3 strati successivi, con un armatura di natura organica, come in altri casi riscontrata.

3)      Serpotta realizzava molto dell’apparato direttamente nel cantiere ma, e questa è una novità dimostrabile finora solo ipotizzata, anche alcune figure a bottega, ricorrendo ad elementi realizzati con matrici a stampo, che venivano poi assemblate in situ. Precisamente ciò è accaduto, per esempio, con i complessi e bellissimi scheletri della cappella delle Anime Purganti.

4)      È possibile che Serpotta sia stato anche l’ideatore di questo apparato, senza il bisogno di assistenza da parte di un architetto. Entrambi i casi sono noti in altri cantieri tramite la bibliografia del settore. In questo caso sono stati pubblicati nel volume alcune immagini tratte da un testo edito a Roma nel 1690 (Gio. Giacomo De Rossi, Disegni di vari altari…) che sembrano ritrovarsi come precise citazioni nelle due cappelle da parte di Serpotta. Il volume per altro era certamente presente a Palermo almeno dal 1692 come testimonia una copia in collezione privata proveniente dalla biblioteca dell’architetto Paolo Amato.

5)      Un disegno conservato presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis è stato oggi per la prima volta ricondotto specificatamente all’opera per la sorprendente analogia formale e progettuale, confermandone dunque la probabile attribuzione a Serpotta.

6)      Grazie all’intervento di restauro è stata recuperata meticolosamente l’originaria lustratura. Si è quindi potuto precisare che essa non dipende esclusivamente, come spesso reiterato dalla letteratura artistica specifica, dai materiali (come la polvere di marmo), ma è una caratteristica della tecnica serpottiana che si contraddistingueva con l’uso del gesso per la resa di superfici compatte, lisce e lucenti, paragonabili a quelle delle nobili sculture in marmo pregiato. Un tecnica quindi di lavorazione dello strato superficiale dello stucco, attuata selettivamente ove l’artista riteneva fosse più importante al fine di rendere la materia più sensibile alla luce e il modellato di una maggiore rilevanza plastica. Allo stesso modo si è potuto osservare come anche in questo caso l’artista abbia operato dei fori con una stecca a fresco in alcuni punti per aumentare il contrasto chiaroscurale.

Giacomo Serpotta, Cappella della Anime Purganti (part.), 1695-1696, Palermo, chiesa di S. Orsola

Nell’ambito della ricerca è stata proposta la ricostruzione iconografica delle due cappelle e la lettura iconologica che confermerebbe in ogni apparato serpottiano la presenza di un tessuto teologico di grande rilevanza e spessore, probabilmente suggerito dalla raffinata committenza.

La cappella delle Anime Purganti, che si è scoperto dai documenti essere in origine intitolata a Sant’Anna, venne destinata all’attuale devozione alla fine del 1695 contestualmente all’incarico a Serpotta. Essa riprende in parte un progetto di Giacomo Amato per l’oratorio della Carità in S. Bartolomeo, pure realizzato da Serpotta (1693), con gli angeli che reggono l’immagine sacra non per elevarla al cielo ma per deporla miracolosamente nella cappella come dono e testimonianza di verità di Fede. Le pareti laterali sono del tutto innovative e prevedevano, come si è riscontrato nei documenti letti analiticamente per la prima volta, tre affreschi del pittore Vincenzo Bongiovanni (seconda metà del XVII secolo – post 1730) con temi inerenti alla dedicazione della cappella che sarebbero stati scelti dai committenti: la Deputazione delle Anime del Purgatorio, strumento della compagnia di S. Orsola – creata nel 1564 – che aveva fondato l’oratorio retrostante. Essa risulta la committenza costante della splendida chiesa ove tende a valorizzare il senso della sua missione: la sepoltura dei defunti e l’orazione per le anime del Purgatorio.

Anche la cappella di S. Orsola (oggi di San Girolamo) era stata pensata come specchio della precedente, ma forse le pareti laterali non furono mai realizzate. Alla luce di questi documenti può forse darsi al Bongiovanni l’affresco con la Gloria di S. Orsola in questa cappella.

L’interpretazione di Pierfrancesco Palazzotto precisa che la presenza degli straordinari scheletri non sono solamente un memento mori, in contrasto con la vitalità dei putti e le ghirlande di fiori che dovevano incorniciare gli affreschi del Bongiovanni, ma più esattamente: «la meditazione sulla morte che punta alla salvezza delle anime del Purgatorio in attesa della resurrezione dei corpi». Gli scheletri infatti non sono in disfacimento, ma al contrario si stanno reincarnando. Si tratta dunque di un chiaro rimando al Giudizio Universale, l’atto finale in cui tutti saremo definitivamente giudicati in ragione delle nostre azioni. Da punto di vista della Deputazione ciò doveva spingere all’atto di pregare per le anime dei defunti per consentirne l’ascesa e giustificare meglio la necessaria cura nel seppellimento dei corpi dei defunti.

Per la prima volta si propone l’individuazione delle due scene nei teatrini circolari che dovrebbero rappresentare: 1) Elia nutrito dall’angelo, 2) Elia e l’altare di fuoco. Entrambi gli episodi biblici vogliono “dimostrare” la presenza addirittura fisica di Dio e dell’attenzione da lui posta sull’uomo. Elia, per altro, sarebbe stato autore di una miracolosa resurrezione di un ragazzo per mano di Dio ed egli stesso non sarebbe mai morto ma “rapito in cielo” per volere di Dio e in quanto il suo destino sarebbe di combattere il Diavolo il giorno del Giudizio.

In sostanza la cappella non solo allude alla morte come ineluttabile sorte ma apre spazio alla speranza della salvezza dei giusti e a pensieri di vita e felicità nella comunione con Cristo.

Per valorizzare ulteriormente la singolarità delle decorazioni a stucco delle cappelle il progetto di restauro ha inoltre previsto l’istallazione di un sistema di illuminazione con luci L.E.D., che garantiscono la conservazione del manufatto e consentono all’osservatore una più corretta fruibilità dell’opera, così che ne possa apprezzare pienamente la pura bellezza.

Il risultato di tutte le ricerche condotte sull’opera serpottiana, i dati acquisiti dallo studio conoscitivo nonché dalla documentazione di tutte le fasi dell’intervento conservativo sono raccolte  in una monografia scientifica curata da Pierfrancesco Palazzotto e Mauro Sebastianelli esposta in occasione della presentazione ufficiale del restauro: P. Palazzotto, M. Sebastianelli, Giacomo Serpotta nella chiesa di Sant’Orsola di Palermo. Studi e restauri, Museo Diocesano di Palermo. Studi e restauri, n. 5, collana diretta da P. Palazzotto, Congregazione S. Eligio – Museo Diocesano di Palermo, Palermo 2011.

Dott. Pierfrancesco Palazzotto
Vicedirettore
Museo Diocesano di Palermo
via M. Bonello, 2
90134 Palermo
tel. 0916077215
www.museodiocesanopa.it

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