Francesco Lauretta: REALE – Ex Cavallerizza di Palazzo Sant’Elia, Palermo , a cura di Lorenzo Bruni, fino al 16 gennaio 2012

Fino al 16 gennaio 2012 la mostra personale di Francesco Lauretta, curata da Lorenzo Bruni, dal titolo evocativo e familiare di REALE. La mostra, prima e unica dell’artista nella città di Palermo, è costituita da un ciclo di cinque quadri, da testi e da un’azione performativa che si svolgerà nel giorno dell’inaugurazione all’interno dello spazio della Cavallerizza. Questi nuovi lavori, pensati appositamente per l’occasione, saranno contestualizzati da alcune sue precedenti opere come il video Condizioni marginali del 2005, da un catalogo di libri e musiche e altri progetti che andranno a formare un percorso inedito nelle sale al pian terreno di Palazzo Sant’Elia. comunicato stampa

Il progetto di mostra di Francesco Lauretta trova il suo nucleo centrale in cinque nuovi
grandi quadri che “abitano” e modificano la percezione dello spazio della Cavallerizza di
Palazzo Sant’Elia di Palermo. Le tele sono appoggiate a terra in attesa di essere appese
nella loro giusta posizione mentre solo una ha già trovato la collocazione sulla parete. In
questo modo lo spazio si presenta come un luogo in trasformazione e in attesa di un
qualcosa creando una sensazione che esprime e sintetizza perfettamente quella che
anima i paesaggi “rappresentati” nei cinque quadri. Le tele presentano, in successione, le
seguenti “vedute”: un particolare di città sconvolto da un terremoto, uno scorcio di una
piazza assolata, tre figure di spalle in lontananza che osservano il mare, un cimitero
sormontato da un cielo plumbeo e un particolare di interno di un’abitazione. Queste
immagini mutuate dalla “pittura di genere” convivono nella stessa superficie pittorica con
altre di diverso tipo creando una frizione e un contrasto “tra il surreale e l’inappropriato”. Le
presenze che attraversano questi “luoghi immaginati”, citandoli in successione, sono: un
volto di un cristo come “ecce homo”, un giovane e un anziano che parlano con circospetta
affettuosità, scheletri che affiorano in trasparenza dal terreno sabbioso, una comunità di
scimmie in attesa, un figurante per processioni vestito da san Giuseppe. Queste differenti
scene ci appaiono in una dimensione allucinatoria come se fossero permesse da strani
strappi spazio temporali. E’ un collage di informazioni volto a constatare la condizione
attuale del cittadino immerso in un presente espanso in cui le informazioni pubbliche
vengono vissute, per mezzo della smaterializzazione delle informazioni/esperienze, in
modo squisitamente intimo e viceversa. Tale analisi sull’attuale rapporto asincrono tra
soggetto e paesaggio abitato o abitabile è solo il punto di partenza per l’artista che,
ripercorrendo le possibilità insite nella storia della pittura occidentale, dal medioevo fino ad
oggi, intende interrogarsi sulle modalità narrative del mezzo artistico e soprattutto su quale
sia il pubblico e il fine di tale narrazione.


“Con la mostra di Francesco Lauretta – commenta il presidente della Provincia, Giovanni
Avanti – Palazzo Sant’Elia si conferma non solo sede espositiva di prestigio, versatile
come poche, capace di narrazioni contemporanee che non confliggono, e anzi si
armonizzano alla perfezione con il suo impianto settecentesco, ma si rivela anche un
luogo di suggestioni e di ispirazione. Così è nata l’esposizione di Lauretta, che visitando
Sant’Elia ha trovato nei suoi saloni affrescati, tra le sue stanze cariche di storia, le ragioni
di una nuova, visionaria, inquieta produzione artistica, che oggi si concretizza in questa
prima personale palermitana”.
L’artista stesso parla così della genesi di questi nuovi quadri e dell’esigenza di realizzarli:
“Si tratta di cinque quadri di immagini in divenire, opere in cui realtà e irrealtà convivono,
rappresentazioni di giunture storiche e momenti personali come sognati. I titoli delle
cinque opere sono 1. Visione della fosforescenza. 2.Manifestazione dello schema
perturbante. 3. Quadro delle opere complete. 4. Scena della crisi del reale. 5. Saggio
dell’uomo fuori posto. Sono delle immagini con cui partecipo alla “rincorsa” della realtà in
atto in questa modernità liquida. Alla realtà viene effettivamente fornito un ‘medium
consapevole’ – una pittura liberata fuori dalle regole precostituite – e una possibilità di
riflettere sugli stili che convivono tra loro. La pittura va oltre queste passioni perché non è
la rappresentazione della realtà a legittimarla: essa infatti è sempre aperta al nuovo,
sempre viva davanti a noi”. Come scrive il curatore Lorenzo Bruni: “Per Lauretta, artista
neo concettuale attivo dalla fine degli anni Novanta, l’opera pittorica è da sempre un
mezzo per riflettere sulla storia della pittura e sulla sua funzione all’interno delle società.
La situazione allestita nelle sale della cavallerizza è uno scenario fantasmatico di codici
culturali e stili differenti che riflette su come sintetizziamo il mondo e come lo
tramandiamo. Questa dimensione necessariamente “solitudinaria” e introspettiva con cui il
singolo riflette sul passato collettivo/personale è solo una faccia della medaglia. L’altra
faccia o atteggiamento con cui affrontare questo problema è concretizzato nelle sale da
testi, suoni, quadri e video precedentemente realizzati dall’artista in cui è presente la
questione della socialità e della comunicazione con l’altro diverso da sé. La domanda
aperta che emerge è quale sia la realtà a cui ci stiamo rivolgendo proprio nel momento in
cui la diatriba tra post moderni e realisti si ripresenta alle porte e impone l’interrogativo su
quale sia il punto dal quale narrare e raccontare l’umanità e con quale prospettiva questo
debba avvenire”.
Francesco Lauretta (1964, Ispica, Ragusa; vive e lavora a Firenze) dopo studi tecnici, si
trasferisce a Venezia e frequenta l’Accademia di Belle Arti nell’aula di Emilio Vedova. Si
diploma nel 1989 presentando la tesi su James Lee Byars, artista americano incontrato a
Venezia, che influenzerà le prime opere esposte a Torino, dove si trasferirà nel 1991. Tra
le sue recenti mostre personali sono da ricordare: Galleria Laveronica, Modica, a cura di
Elio Grazioli, 2010; “Privato”, Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano, a
cura di F. Pasini, 2007; “Non saremo noi”, C/O Careof, Milano, a cura di Roberto Pinto,
2005 e la collettiva al Museo Riso, Palerno, a cura di Giovanni Iovane, 2011 e la
premiazione per il Premio Agenore Fabbri al Museo della permanente,
Milano/Stadtgalerie, Kiel/Kunstlehaus, Graz, a cura Fondazione VAF, 2007.
La mostra è realizzata in collaborazione con la Galleria LAVERONICA Arte Contemporanea.

mostra visibile dal 15 dicembre 2011 al 15 gennaio 2012
da martedì a sabato 10.00-13.00 / 16.00-19.30
domenica e festivi 10.00-13.00

Provincia Regionale di Palermo

ufficio stampa 091/6628936
www.provincia.palermo.it 

Lauretta’s exhibition project focuses on five big new paintings that “inhabit” and alter the
perception of the space of the Cavallerizza di Palazzo Sant’Elia in Palermo. Canvases rest
on the floor waiting to be hung in the right position, as just one of them has already found
its place on the wall. In this way space becomes a place “in progress”, waiting for
something and thus creating the feeling expressed by the five paintings. In turn, the
canvases represent the following ideas: the detail of a city devastated by an earthquake,
the foreshortening of a sunny place, three figures looking at the sea in the distance, a
cemetery beneath a leaden sky, the detail of a house interior. These images borrowed
from genre painting coexist on the same pictorial surface with others of a different kind,
thus creating friction and contrast “between the surreal and the inappropriate”. The
presences that cross these “imagined places”, alluding to them in sequence, are: the face
of a man resembling Christ as Ecce Homo; two men, one young and one old, talking with
circumspect tenderness; skeletons emerging from the sandy ground and set against the
light; a community of waiting monkeys; a processioner wearing St Joseph’s clothing.
These different scenes appear as if they were in a hallucinatory dimension, as if they can
materialize only through strange rifts in space and time. It is a collage of information
showing the current condition of the average citizen, plunged into an expanded present
where, through the dematerialization of information/situations, public information is
experienced in a delightfully intimate way and vice versa. This kind of analysis of the
current relationship between the subject and the inhabited or inhabitable landscape is
merely a starting point for the artist who, by chronicling all the possibilities in the history of
Western painting from the Middle Ages to today, wants to explore the narrative manner of
the artistic medium and, above all, the kind of audience to which it refers.
The artist talks about the genesis of these new paintings in these terms. “It has to do with
five paintings in progress, works where reality and unreality coexist, representations of
historical junctures and private situations as dreamed. The titles of these five works are: 1.
Vision of Phosphorescence. 2. Manifestation of the Disturbing Pattern. 3. Painting of
complete works. 4. Scene of the Crisis of Reality. 5. Assay of the Man out of Place. They
are images with which I take part in the pursuit of reality under way in this liquid modernity.
They become a ‘conscious medium’ – paintings released from rules – and the chance to
reflect on coexisting styles. Painting passes over these passions because it is not the
representation of reality that justifies it: in fact, it is always open to the new and is always
alive in front of us.” As the exhibition curator writes: “For Lauretta, a neo-conceptual artist
active since the late Nineties, the pictorial work is always a means for pondering the
history of painting and its function within society. The situation set up in the rooms of the
Cavallerizza is a phantasmagorical scenario of cultural codes and different styles that
reflect upon how we perceive the world and how we hand it down. Such a necessarily
‘lonely’ and introspective dimension with which the individual thinks over the
collective/

personal past is just one side of the coin. The other side or attitude with which
we face this problem emerges in the artist’s previous texts, sounds, paintings and videos,
highlighting the issue of sociality and communication with the outsider. The open question
emerging from this is about the reality to which we are referring at the time of the diatribe
between postmodernists and realists, and it imposes a question: From which viewpoint
should the history of humanity be told?”
Francesco Lauretta (1964, Ispica, Ragusa; lives and works in Florence) completed his
technical studies and then moved to Venice, where he attended the Accademia of Belle
Arti and was in Emilio Vedova’s class. He graduated in 1989 with a thesis about James
Lee Byars, the American artist whom he met in Venice and who influenced his first works
shown in Turin, where he moved in 1991. His most recent exhibitions include the solo
shows at Galleria Laveronica in Modica, curated by Elio Grazioli, 2010; “Privato”, Galleria
Antonio Colombo Arte Contemporanea in Milan, curated by Francesca Pasini, 2007; “Non
saremo noi”, C/O Careof in Milan, curated by Roberto Pinto, 2005; the collective exhibition
at Museo Riso, Palermo, curated by Giovanni Iovane, 2011; and the Agenore Fabbri Award
at Museo della Permanente, Milan / Stadtgalerie, Kiel / Kunstlehaus, Graz, curated by the
Fondazione VAF, 2007.
In collaboration with Galleria Laveronica.
info mostra
ufficio stampa
+ 39 3383225932

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