Alberto Esse, ALTRARTEPOVERA 1967/1970 e postproduzione: mostra antologica, fino al 17 gennaio 2012, Placentia Arte, Piacenza

Aperta fino al 17 gennaio 2012, a Piacenza – Via Scalabrini 116 (click: MAPPA) – Galleria Placentia Arte: ALTRARTEPOVERA 1967/1970 & postproduzione, antologica tematica di Alberto Esse. La mostra ripercorre, attraverso le opere e la documentazione, l’esperienza artistica di Alberto Esse in relazione al movimento dell’Arte Povera. Per l’occasione è stato realizzato il libro “Alberto Esse, ALTRARTEPOVERA”. L’iniziativa, che avviene con il Patrocinio del Comune di Piacenza e la collaborazione della Facoltà di Architettura, del Liceo Artistico “Cassinari”, della Biblioteca Civica Passerini Landi e del Gruppo Teatrale “Le Stagnotte”, oltre ad avere come esposizione centrale e principale la Galleria Placentia Arte, si articolerà anche, con alcune installazioni urbane, in varie parti della città (Urban Center, Pubblico Passeggio, Piazza Cavalli, Biblioteca Comunale).

Un iter di un’estrema coerenza e tuttora in fieri, dagli esordi di una levità non comune quando con gli atti di riappropriazioni Esse illuminava e riscattava la banalità del quotidiano etichettando cielo, erba, nebbia (si sta parlando del ’67), alla magia delle bolle di sapone in una delle sue ultime performance al Mambo che lo vede, con la leggerezza che contraddistingue i suoi interventi, discreto e riservato soffiare da un angolo eteree e cangianti bolle di sapone in occasione della conferenza di apertura della mostra sull’Arte Povera. Proprio in questo momento infatti in cui ci si accinge ad una colossale opera di museificazione del movimento, “Altra Arte Povera” ci ricorda come questo linguaggio sia difficilmente riducibile ad una sola espressione artistica. Da notare nel titolo della mostra l’assenza di un aggettivo. determinativo o indeterminativo, solo Altra Arte Povera, non c’è contrapposizione o antagonismo bensì la lucidità d’intenti di dare voce a realtà più defilate ma lungi dall’incancrenirsi, cristallizzarsi in una chiave di lettura monilitica e unilaterale. Se intendiamo ancora il poverismo “come antidoto al mercato dell’arte” questa è una presa di coscienza della necessità di mobilità, di un’identità flessibile e mutevole, da parte di chi di militante non ha mai scordato il significato.

Galleria Placentia Arte: http://www.placentiaarte.it/

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