IO SIAMO/santachiara: barbaragurrieri group, Fare Ala, Luca Lo Coco, Nostra Signora, Linda Randazzo, Stefania Romano e Ugo in the Kitchen, a cura di Giusi Diana, Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo

Aperta fino al 19 febbraio 2012 la mostra collettiva “IO SIAMO/santachiara”, a cura di Giusi Diana, concepita per gli spazi del Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo (click: MAPPA), punto di riferimento regionale per i servizi di accoglienza ai migranti, che da anni opera in una realtà multietnica come quella del quartiere Albergheria. Sette sono gli artisti (di cui ben quattro i collettivi): /barbaragurrieri/group, Fare Ala, Luca Lo Coco, Nostra Signora, Linda Randazzo, Stefania Romano e Ugo in the Kitchen, chiamati a relazionarsi con la realtà del Centro e con gli ampi spazi del cortile interno e della ex falegnameria, che nel secondo dopoguerra ha visto il Centro Salesiano Santa Chiara diventare un importante laboratorio per la formazione professionale di un’intera generazione di artigiani palermitani. comunicato stampa

In mostra venti opere, tra cui alcune installazioni di grandi dimensioni, che attraversano una molteplicità di linguaggi artistici, pittura, fotografia, disegno, installazioni oggettuali, progetti di Public Art e di arte relazionale.

“IO SIAMO/santachiara”, aperta al pubblico fino al 19 febbraio 2012, è il primo evento di un più ampio progetto artistico e di partecipazione sociale denominato “la Falegnameria”, ideato da Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia e realizzato con il Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo in collaborazione con l’associazione culturale CLAC – Centro Laboratorio Arti Contemporanee.

L’obiettivo è avviare una collaborazione continuativa con il museo per costruire percorsi comuni di arte, economia etica e partecipazione. Un primo esempio di questo proposito è la produzione, da parte degli artisti partecipanti a “IO SIAMO/santachiara”, di alcune edizioni speciali tratte dai lavori in mostra, che verranno poi battute alla seconda edizione dell’asta di beneficenza – a cura dell’Associazione degli Amici del Museo Riso – prevista per l’8 gennaio 2012 alle 17.00 a Palazzo Riso, in favore del Centro Salesiano Santa Chiara.

“La mostra si propone di riflettere sulle dinamiche di una possibile integrazione (sociale, politica, economica e culturale) di persone provenienti da altri Paesi, sempre più presenti in Italia” – spiega Giusi Diana – “Una speciale attenzione verrà posta nei confronti della seconda generazione di immigrati, ossia i figli di questi ultimi, nati e cresciuti in Italia, a cui però secondo le leggi del nostro Paese non viene riconosciuto lo status giuridico di cittadino italiano. Il senso di estraneità, rispetto ad un contesto ostile o in tumultuoso cambiamento è un sentimento peraltro sempre più diffuso anche tra altre fasce sociali più deboli, siano esse formate dai “nuovi italiani”, ma anche da italiani giovani in cerca di occupazione, o anziani che fanno fatica a riconoscersi in un mondo in rapido cambiamento. Perdita d’identità o viceversa, ricerca di essa in un nuovo contesto sono le linee di riflessione su cui ruota questa prima mostra per il Centro Salesiano Santa Chiara, frutto dell’interazione tra artisti, operatori e fruitori del Centro, relazionandosi anche con le diverse attività e i servizi ai migranti che vi si svolgono, secondo un uso sperimentale e laboratoriale dello spazio espositivo”.

Con il progetto “la Falegnameria”, Riso vuole aprirsi sempre di più alla città e alla sua comunità, rinsaldare il legame con il quartiere in cui si trova e creare le premesse per una partecipazione sempre più ampia e condivisa alle proprie attività. In questo modo, Riso sviluppa ulteriormente la sua vocazione di museo “diffuso” sul territorio, teso alla creazione di una mappa di relazioni istituzionali e culturali con realtà diverse tra loro, come testimonia anche la mostra “Rinascenze”, aperta dal 28 novembre 2011 al 2 gennaio 2012 e realizzata all’interno dela Rinascente di Palermo.

Questa volta la scelta di una location fuori dalla sede di Palazzo Riso è stata fatta nell’ottica di un progetto di scambio, anche produttivo oltre che culturale, tra un luogo dell’arte e un luogo della partecipazione sociale. Un modo per sperimentare nuovi modelli di intervento che superino i confini disciplinari tra arte, design e impresa sociale, affrontando direttamente il problema della sostenibilità economica. Da questa iniziativa potranno svilupparsi attività lavorative e imprenditoriali, attraverso la conversione dell’ex-falegnameria in laboratori di sartoria, di cucina, di produzione di oggetti di design con i migranti e i palermitani che abitano il quartiere, oltre alla realizzazione di interventi site specific di riqualificazione dello spazio.

“la Falegnameria” sarà, sempre di più, un luogo del fare per le culture contemporanee di qualsiasi nazionalità e provenienza, un luogo di incontro e scambio tra cittadini.

Scheda Tecnica

Titolo della mostra: “IO SIAMO/santachiara”

Artisti partecipanti: /barbaragurrieri/group, Fare Ala, Luca Lo Coco, Nostra Signora, Linda Randazzo, Stefania Romano, Ugo in the Kitchen
Curatore: Giusi Diana
Luogo espositivo: “la Falegnameria”, presso il Centro Salesiano Santa Chiara, piazza Santa Chiara 11, Palermo

Inaugurata: 17 dicembre 2011 ore 17.30 presso la Falegnameria, Centro Salesiano Santa Chiara, piazza Santa Chiara 11, Palermo
 
Apertura al pubblico: 18 dicembre 2011 – 19 febbraio 2012
Orari:giovedì – sabato ore 18.00 – 21.00, domenica ore 10.00 – 13.00 / 18.00 – 21.00
Ingresso: libero

Titolo del progetto: “la Falegnameria”
Ideazione del progetto: Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia in collaborazione con CLAC -Centro Laboratorio Arti Contemporanee.

Info: tel. + 39 091320532 int. 33; www.palazzoriso.it; www.clac-lab.org; www.santachiara.org

Ufficio stampa della mostra “IO SIAMO/santachiara”
Ilaria Gianoli, mob. +39 3336317344, ilariagianoli@tin.it
Marta Colombo mob.+39 3403442805, martacolombo@gmail.com

“IO SIAMO/santachiara”, a cura di Giusi Diana

/barbaragurrieri/group (Barbara Gurrieri ed Emanuele Tumminelli)
Attraverso una residenza di due giorni al Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo hanno lavorato alla realizzazione della terza parte di Forgotten games project (video animazioni sonore e disegni istruzioni), un progetto nato nel 2009 come work in progress che si propone di registrare i cambiamenti sociali in atto in Sicilia anche in relazione alla presenza di immigrati stranieri, assumendo come campo d’indagine privilegiato il mondo dei giochi popolari, ormai non più praticati, con il fine di valorizzare i punti di contatto tra le varie etnie presenti sul territorio. I giochi che vengono presi in considerazione sono quelli che implicano il diretto contatto fisico, in cui vi sono almeno due gruppi contrapposti e che escludono l’utilizzo di oggetti esterni (ad esempio palla, fazzoletto etc.). Finora Forgotten games ha raccolto informazioni relative a Sicilia, Senegal, Tunisia e Romania. La seconda parte del progetto attualmente in fase di elaborazione riguarda Turchia, Egitto, Spagna e India. L’intervento al Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo è consistito nella raccolta di informazioni in relazione alle diverse etnie presenti tra i frequentatori del Centro, al fine di realizzare dei disegni-istruzioni che illustrano i giochi descritti.

Fare Ala
Per “IO SIAMO/santachiara” il collettivo transnazionale Fare Ala ha riqualificato la facciata di un edificio che si affaccia sul grande cortile interno del Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo, attraverso un’azione di Street/Urban Art, secondo quella inclusività rizomatica nei confronti dei contesti sociali in cui si trovano ad operare, che si estende indifferentemente a persone, luoghi, contenuti e mezzi espressivi. Il germoglio dell’altro prevede la ricostruzione diacronica delle relazioni genealogiche e sociali di un immigrato di seconda generazione attraverso un processo di rielaborazione e problematizzazione della forma grafica dell’ albero genealogico classico. Un progetto di opera aperta e collettiva che si sviluppa attraverso il dialogo con gli spazi urbani e di aggregazione sociale; seconda parte del progetto è stata la realizzazione della fanzine “Io siamo molta gente”, che si apre, con l’undicesima edizione, dedicata al tema dell’alienità e della doppia appartenenza, al “Fuori Ala”, uno spazio di inclusione rivolto ad artisti che non hanno ancora visibilità, ma anche a quelli già inseriti nel circuito dell’arte.

Luca Lo Coco
Il lavoro di Luca Lo Coco dal titolo Translated commons: a step before…è un’opera site specific che ibrida realtà e virtualità, dialogando con la struttura dell’ex falegnameria e riflettendo sul concetto di messa in relazione e di libertà. Sottili lastre metalliche incastonate nello spazio lasciato libero dalle grate dei pozzetti d’ispezione per condutture elettriche riportano un elemento grafico (una colomba) proveniente dal mondo del web e in particolar modo dei commons. Il commons tipico del mondo online e della cultura hacker è “una risorsa posseduta in comune” (Oxford English Dictionary) e come tale gratuita; in esso gli autori regalano qualcosa al pubblico dominio liberandosi dalle leggi del copyright. Grazie ad un simile dono l’artista ha utilizzato nel suo lavoro un’immagine rilasciata sotto licenza Creative Commons (www.creativecommons.it), una colomba simbolo della libertà dei Web Rights disegnata dal vignettista spagnolo (eneko). Il titolo fa riferimento a questa condizione liminare tra realtà e virtualità del disegno, non ancora commons traslato (ossia reso tridimensionale e quindi compiutamente reale), ma non più entità fluttuante nel web. La condizione di libertà insita nella natura dei commons (liberi dalle leggi del copyright) e delle seconde generazioni di migranti (liberi dall’appartenenza ad un paese specifico) viene riconosciuto come l’elemento unificatore tra i due status. Parte integrante del progetto è la creazione di un sito internet http://www.madeinout.net finalizzato alla condivisione di progetti grafici per una linea di prodotti il cui ricavato andrà in beneficenza.

Nostra Signora
Limpresainfinita spiegata ai bambini è un progetto corale e ibrido ideato da Simone Mannino per il collettivo creativo Nostra Signora. L’intervento artistico articolato in tre fasi in cui interagiscono diversi attori prevede la realizzazione di sei tavoli e ventiquattro sgabelli, opere di design chiamate ad assolvere una funzione pratica compatibilmente con le esigenze del Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo, ma nello stesso tempo oggetti d’uso carichi di valenze simboliche poiché implicano l’idea di piattaforma di aggregazione sociale e di scambio interculturale (il tavolo), e in quanto luogo di sosta e di riposo, veicolo di ascolto (lo sgabello). La prima fase ha previsto la costruzione dei tavoli e degli sgabelli, affidata al designer Alfred von Escher. La seconda fase è stata condotta attraverso un laboratorio di disegno e pittura rivolto ai bambini del Centro di età compresa tra i cinque e i dieci anni. I disegni e le decorazioni realizzati su un unico rullo di carta da parati, applicati successivamente sulla superficie dei tavoli e degli sgabelli, entreranno a far parte di una grande opera-installazione partecipata, praticabile e interattiva. La terza fase vedrà l’intervento di due tecnici che rifiniranno le superfici con strati di resina tessile trasparente.

Linda Randazzo
Stories è il titolo di un trittico composto da tre ritratti ad olio: don Giovanni, Mohamed, Elhadj, accompagnato dalle interviste rilasciate all’artista dai soggetti rappresentati che raccontano storie di integrazione; in questo caso il racconto è quello legato all’esperienza di un operatore (don Giovanni vero motore propulsivo del Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo) e di due frequentatori del Centro: Mohamed ed Elhadj, incontrati durante il periodo di preparazione della mostra. Il rapporto che si stabilisce tra l’artista e il suo modello, reinterpretato alla luce di una sensibilità rapinosa e volitiva, è da sempre alla base del lavoro di Linda Randazzo, che attraverso il linguaggio della pittura e del disegno esplora le diverse declinazioni del genere del ritratto, interpretato come una presa diretta sulla realtà emotiva del soggetto rappresentato. Il rapporto intimo che si instaura con esso, tradotto nell’immediatezza gestuale di un segno espressivo veloce e corrosivo, diventa la vera dominante del suo lavoro che negli sviluppi più recenti dialoga anche con la parola scritta, aggiungendo un ulteriore elemento d’indagine sulla realtà rappresentata.

Stefania Romano
Il dittico fotografico di Stefania Romano dal titolo Polloni Avventizi #01 e #2 ha avuto come set d’eccezione un luogo magico, l’ex cine-teatro dei Salesiani, un maestoso edificio degli anni Trenta non più uso, che conserva al suo interno, al posto delle file di poltrone della platea, i ruderi perfettamente conservati delle mura puniche dell’antica città, affiorati successivamente alla sua costruzione, durante gli scavi archeologici. Un fondale di grande suggestione che ben si offre allo sguardo della fotografa che ha fatto dell’incanto e della meraviglia la sua cifra stilistica. Straordinario set per degli scatti i cui soggetti principali sono delle donne straniere visibilmente in attesa di diventare madri e di diversa nazionalità. Un teatro della vita, in cui i figli che nasceranno apparterranno alla storia della città confluendo in quella poderosa ed emblematica memoria di stratificazioni culturali, di cui il magico teatro dei Salesiani è solo un esempio. Il riferimento nel titolo dell’opera al mondo della botanica sottolinea la straordinaria capacità rigenerativa di tutti gli esseri viventi.

Ugo in the Kitchen
WEB è il titolo dell’installazione oggettuale realizzata dal collettivo Ugo in the Kitchen ( Silvia Signorakappa Cappadonia, Roberta De Grandi, Claudia Di Gangi), opera site specific che dialoga con il vasto ambiente dell’ex falegnameria, utilizzando vecchi vestiti dismessi di varie provenienze e destinati a essere gettati, objets trouvés dalle mille storie, cuciti insieme come una grande ragnatela simbolo della connessione e dell’interazione tra più individui che si incontrano dopo avere percorso strade diverse. Parte integrante del progetto è stata la relazione tra le artiste e gli spazi della sartoria, annessi all’ex falegnameria, dove attualmente è ospitato un laboratorio di cucito rivolto a ragazze italiane e straniere. Il processo creativo e di produzione dell’opera è avvenuto all’interno del Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo secondo un uso laboratoriale dello spazio espositivo, non più meramente luogo dell’esibizione dell’opera, ma anche della sua produzione.

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