Bergamo Film Meeting 2012 XXX EDIZIONE: dal 10 al 18 marzo, oltre 80 film, un concorso internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retrospettive, documentari, anteprime e cult movies

Bergamo Film Meeting: sabato 10 marzo parte la trentesima edizione. Un’occasione unica per scoprire nuove tendenze del cinema contemporaneo e ritrovare pagine tra le più affascinanti della storia del cinema. Oltre 80 film, un concorso internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retrospettive, documentari, anteprime e cult movies, arricchiti da incontri con gli autori, workshop, proiezioni per le scuole, mostre, arte e musica animeranno per 9 giorni alcuni luoghi chiave della città di Bergamo. Il Festival chiuderà a ritmo di musica la sua 30esima edizione domenica 18 marzo in Auditorium, dove sarà presentata l’edizione 2012 di Bergamo Jazz, con la proiezione del film Sur un air de Charleston (1927) di Jean Renoir, musicato dal vivo da Roberto Cecchetto, uno dei migliori chitarristi italiani. > comunicato stampa >

Il festival, che nel corso degli anni ha saputo conquistarsi un ruolo fondamentale nel panorama italiano ed europeo, per la speciale occasione allestirà in Piazza Libertà un Meeting Point con servizio ristorazione, spazio per incontri con gli autori, dibattiti, conferenze stampa, concerti, serate speciali e feste.  

Bergamo Film Meeting Mostra Internazionale del Cinema d’Essai – via Pignolo, 123 – 24121 Bergamo
Tel. +39 035 363087 Fax +39 035341255 – C.F. 95007480163 – info@bergamofilmmeeting.itwww.bergamofilmmeeting.it

 

IL PROGRAMMA DELL’EDIZIONE 2012

MOSTRA CONCORSO

La sezione competitiva del festival è un viaggio alla scoperta di nuovi autori che hanno saputo distinguersi per l’originalità delle proposte linguistiche e narrative con cui affrontano i temi della contemporaneità. I 7 lungometraggi selezionati, inediti in Italia, concorrono al Premio Bergamo Film Meeting, assegnato ai tre migliori film della sezione sulla base delle preferenze espresse da tutto il pubblico del festival.

VISTI DA VICINO

Una selezione di 15 film documentari, tra corti, medi e lungometraggi provenienti da tutto il mondo, dove il confronto degli autori con il “reale” è particolarmente attuale e urgente. Il cinema documentario è in continua evoluzione, sempre più raffinato e attento alla precisa elaborazione cinematografica di forma e contenuto. Non sempre basta una buona idea, non sempre è sufficiente una grossa produzione, ma quando l’autore entra in empatia con il soggetto che riprende, allora il film è davvero “visto da vicino”.

FERNANDO LEÓN DE ARANOA

Sceneggiatore e regista cinematografico, Fernando Léon De Aranoa è nato a Madrid nel maggio del 1968. Nella fase iniziale della sua carriera si dedica alla sceneggiatura, sia per lungometraggi di finzione che per programmi e serie televisive. Ancora giovanissimo, scrive e dirige il suo primo lungometraggio, Familia (1996), grazie al quale vince il Premio Goya come miglior regista esordiente.

Con il secondo lungometraggio, Barrio (1998), vince tre premi Goya e il Premio come miglior regista al Festival del cinema di San Sebastián. Il film  –  ambientato nella periferia madrilena, dove tre ragazzi trascorrono un’afosa estate, schiacciati da un disagio e da una monotonia che non lascia scampo – evidenzia la sensibilità del regista per le storie di degrado e di emarginazione sociale.

Lucido osservatore della realtà contemporanea e delle sue contraddizioni, De Aranoa si concentra sia sulla società spagnola, quanto su quella internazionale. Con il documentario Caminantes (2001), premiato al festival del cinema di L’Avana, al  festival CineLatino di Los Angeles e di New York, racconta con un approccio creativo e originale la marcia zapatista dell’inizio del 2001.

Los lunes al sol (I lunedì al sole, 2002) è il film che lo consacra a livello internazionale: vince cinque premi Goya (tra cui quello per il miglior attore a Javier Bardem) e il Premio come miglior film al festival del cinema di San Sebastián. Ambientato in Galizia negli anni successivi alla riconversione industriale e i pesanti licenziamenti, ci racconta di alcuni disoccupati che vivono alla giornata, trascorrendo lunghe ore al bar, filosofeggiando e tentando di trovare un nuovo lavoro. Il film era stato presentato in anteprima italiana a Bergamo Film Meeting nel 2003.  Nel 2004, De Aranoa fonda la propria casa di produzione, la Reposado, con la quale produce tutti i film successivi. Nel 2005 scrive, dirige e produce Princesas, vincitore di tre premi Goya. Storia di due prostitute, una trentenne spagnola e una clandestina dominicana, il film è accompagnato dalla colonna sonora di Manu Chao, per il quale De Aranoa dirige anche il videoclip del brano Me llaman Calle.

Nel 2007, collabora al film collettivo Invisibles, realizzato con Mariano Barroso, Isabel Coixet, Javier Corcuera e Wim Wenders, in occasione del ventennale della sezione spagnola di Medici Senza Frontiere. Il suo ultimo lungometraggio Amador (2011), presentato al festival di Berlino, è un dramma realista e intimo che racconta le molteplici difficoltà di una giovane donna sudamericana immigrata in Spagna. Attualmente, De Aranoa sta girando un film sul tour del cantautore e poeta spagnolo Joaquín Sabina.

Bergamo Film Meeting pubblicherà un volume monografico dedicato al regista, con testi originali, interviste, saggi di critica, una ricca galleria di immagini e la filmografia completa.

Fernando León De Aranoa sarà ospite di Bergamo Film Meeting.

 

I CONFINI DELL’EUROPA

Per un certo tempo l’Europa è stata identificata geograficamente con i Paesi delle democrazie occidentali. La caduta del Muro di Berlino, nel 1989, l’ingresso di nuovi Paesi nell’Unione Europea, nel 2004, hanno portato a un allargamento accelerato dell’Europa intesa come insieme di stati e di politiche differenti. Ma cosa si intende quando si parla di Europa? Quali sono i suoi confini? Quante e quali idee stanno alla base di un’entità che è sempre stata più grande dei contorni che le sono stati attribuiti? Nelle aree di confine, che vanno dal Mare del Nord al Mediterraneo, dall’Oceano Atlantico al Baltico, i Paesi dell’Europa sono sempre stati lì, ciascuno con la forza della sua storia, delle sue tradizioni, dei suoi commerci e dei suoi intrecci culturali. Il cinema europeo degli ultimi anni è testimone di questa complessa vivacità, legge i fermenti che disegnano e alimentano una macro-identità che è esplosa con il crollo di tanti muri, l’evoluzione dei fenomeni migratori, lo stravolgimento di antichi equilibri e che oggi, tra entusiasmi e scetticismi, unioni e divisioni, nel bel mezzo di una crisi economica di proporzioni globali, ancora stenta a trovare una propria fisionomia.

La rassegna traccerà un percorso di 8 titoli, partendo da due opere particolarmente significative: Die Mitte (Il centro, Germania 2004) di Stanislaw Mucha, divertente viaggio tra i Paesi e i luoghi che ambiscono o pretendono di essere ufficialmente “il centro d’Europa”, e Visions of Europe (UE, 2004), opera collettiva di 25 registi europei affermati o emergenti, chiamati a raccontare, con il proprio stile e la propria creatività, l’immagine, le storie, lo spirito dell’Europa.

RITRATTO D’AUTORE. ANNI ’70: UOMINI CHE RACCONTANO LE DONNE

Negli anni ’70 il movimento femminista si impone con la sua forza di cambiamento nella società, nella politica, nella morale sessuale, nel rapporto con la cultura maschilista dominante. L’onda travolge anche il cinema, non solo quello militante. In particolare, alcuni grandi registi leggono le trasformazioni dei tempi attraverso la trasposizione di opere letterarie nelle quali domina la figura femminile con le sue inquietudini e la sua voglia di libertà e di riscatto. Autori come Truffaut (Les deux anglaises et le Continent / Le due inglesi, Francia 1971), Rohmer (La Marquise d’O… / La Marchesa von…, Francia/Germania 1976), Losey (The Go-Between / Messaggero d’amore, Gran Bretagna 1970), Fassbinder (Fontane Effi Briest / Effi Briest, Germania 1974), Buñuel (Cet obscur objet du désir / Quell’oscuro oggetto del desiderio, Francia/Spagna 1977), Bergman (Viskningar och rop / Sussurri e grida, Svezia 1973), Ferreri (La cagna, Italia/Francia 1972) traducono in immagini opere letterarie che raccontano storie di donne che vivono il disagio dei loro tempi, il peso dei pregiudizi, le difficoltà di vivere i propri sentimenti, ma anche la volontà di combattere una società chiusa e di non rinunciare alla vitalità dei loro desideri.

L’OMBRA DEL DUBBIO. L’AMBIGUITÀ COME ESSENZA DEL NOIR

Terza e ultima tappa, dopo la Dark lady e lo Psycho Thriller, di un percorso attraverso un genere che si è sviluppato negli anni ’40, negli Stati Uniti, ma che ha avuto grande influenza anche sulla produzione europea, soprattutto francese e inglese. Il “dubbio” è uno degli elementi costitutivi di molti film che appartengono al noir, speculare all’ambiguità, al disorientamento, al sospetto, alla commistione tra vero e falso. Sono, questi, ingredienti forti che non riguardano solo gli aspetti narrativi (personaggi che appaiono ora innocenti ora colpevoli, storie dall’intrigo oscuro e contorto), ma anche e soprattutto le soluzioni formali (il gioco delle luci e delle ombre, i punti di vista che confondono la visione) e il rapporto che si stabilisce con lo spettatore (depistaggi, occultamenti, oscurità).

Non possono mancare, nella retrospettiva, alcuni film che hanno fatto la storia del genere noir, a cominciare da Shadow of a Doubt (L’ombra del dubbio, Usa 1943) di Alfred Hitchcock, che dà il titolo alla rassegna, per proseguire con Gaslight (Usa 1940) di Thorold Dickinson, Fallen Angel (Un angelo è caduto, Usa 1945) di Otto Preminger, Mildred Pierce (Il romanzo di Mildred, Usa 1945) di Michael Curtiz e In a Lonely Place (Il diritto di uccidere, Usa 1950) di Nicholas Ray.

MIDNIGHT MOVIE: L’OMBRA DEL DOPPIO

Per le “incursioni notturne” del festival – Midnight Movie e Fantamaratona – Bergamo Film Meeting propone un viaggio nel mondo perturbante del doppio tra gemelli, cloni e sosia, prendendo spunto dalle parole di Sigmund Freud:

Il “doppio” era, all’origine, un’assicurazione contro la distruzione dell’Io, un’energica negazione del potere della morte”. […] Ma quando questo stadio sia superato, il “doppio” inverte il suo aspetto. Da assicurazione contro la morte diventa il perturbante annunciatore di morte. […] Esso è diventato oggetto di terrore, alla stessa maniera in cui gli dèi, dopo lo sfacelo della loro religione, si sono tramutati in demoni.

Attraverso un percorso eterogeneo, la rassegna spazia tra il comico, l’horror, il dramma e la commedia, proponendo gustose riscoperte, come Dead Ringer (Chi giace nella mia bara?, Usa 1964) di Paul Henreid, con la perfida Bette Davis nel ruolo di due gemelle o ancora, A Zed & Two Noughts (Lo zoo di Venere, GB/Olanda, 1986) di Peter Greenaway, intricata e macabra storia di due fratelli, che hanno perso le mogli in un incidente d’auto.

 

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